Un dottore se ne sta seduto sulla sedia, nel suo studio, dopo aver avuto un rapporto sessuale completo con una paziente, meditando su quanto appena successo, e in coscienza continua a ripetersi:
"Mio Dio, come ho potuto fare una cosa del genere!!! Che vergogna, ho perso tutta la mia etica professionale!!! Non farò MAI PIU' una cosa del genere, davvero, pensa se si sapesse in giro..."
Mentre si sta auto flagellando per il suo gesto, di colpo sulla sua spalla destra appare un diavoletto che gli dice:
"Dai retta a me, smettila di fare il pirla... ma lo sai che c'e una quantità incredibile di dottori che hanno rapporti sessuali con i propri pazienti?!?! razza di ingenuo cosa credi, di essere l'unico?! smettila di comportarti da fariseo... amico, non hai fatto assolutamente niente di male. È la cosa più comune che ci sia!!! "
Il dottore si convince e comincia a sentirsi molto più sollevato...
Annuisce e pensa: "Hai proprio ragione, in fin dei conti non ho fatto nulla di male!!"
Appena detto ciò, sull'altra spalla appare un angioletto che si avvicina all'orecchio e gli dice: "RICORDATI CHE SEI UN VETERINARIO, NON TE LO DIMENTICARE!! VE-TE-RI-NA-RIO!".
c1cc10l0fr1tt0@nirvana.admins.ws
venerdì 25 settembre 2009
venerdì 11 settembre 2009
Lo spirito di Ground Zero

È l'immagine che per me più rappresenta quel giorno.
Non mostra le rovine e la morte, ma la voglia di andare avanti, di riprendere a vivere, di riaffermare, anche contro le peggiori sventure, la fede nel domani, di credere in noi e nelle nostre forze.
Mi ricorda che c’è sempre una bandiera da sollevare, anche quando sembra che siano rimaste solo le macerie, anche se è rimasta solo quella bandiera.
http://en.wikipedia.org/wiki/Raising_the_Flag_at_Ground_Zero
sabato 5 settembre 2009
La colpa di cercare la felicità
...nell’ormai lontanissimo 1978, Michel Foucault notava quasi incidentalemente in un’intervista: «Se si vedono due omosessuali, o meglio due ragazzi che se ne vanno insieme a dormire nello stesso letto, in fondo li si tollera, ma se la mattina dopo si risvegliano col sorriso sulle labbra, si tengono per mano, si abbracciano teneramente, e affermano così la loro felicità, questo non glielo si perdona. Non è la prima mossa verso il piacere ad essere insopportabile, ma il risveglio felice».
dal blog Bioetica
Le televendite del premio Nobel
L'altra sera stavo per spegnere il PC dopo avere preso la mia pastiglietta (che tanto “etta” non è) di Atripla, quando ho ceduto alla tentazione di guardare cosa era arrivato su uno dei miei account di posta.
E ho trovato un messaggio della società che commercializza Immun’age in Italia.
In passato ho comprato da loro il prodotto, sulle cui virtù non so esprimermi, ma che ha un sapore piacevole, così ogni tanto mi scrivono.
Beh, c’era una dichiarazione del Premio Nobel Luc Montagnier, rilasciata a margine di un congresso organizzato dall'Università di Roma Foro Italico: «Prima che il vaccino sia pronto, propongo un piccolo trucco per prevenire le infezioni, come l'assunzione dell'integratore a base di papaya fermentata. Funziona» assicura lo scienziato «anch'io prendo quell'integratore».
Sono rimasto di sale… una simile marchetta non me la sarei proprio potuta immaginare.
Io capisco che tu sia convinto delle proprietà antiossidanti del tuo prodotto, e va bene.
Ma quando ti metti a promuoverlo come profilassi contro un’infezione virale vuol dire che la convinzione e la buona fede c’entrano come i cavoli a merenda… che tristezza! http://www.immun-age.com/rassegna_stampa/corsera2708.pdf
E ho trovato un messaggio della società che commercializza Immun’age in Italia.
In passato ho comprato da loro il prodotto, sulle cui virtù non so esprimermi, ma che ha un sapore piacevole, così ogni tanto mi scrivono.
Beh, c’era una dichiarazione del Premio Nobel Luc Montagnier, rilasciata a margine di un congresso organizzato dall'Università di Roma Foro Italico: «Prima che il vaccino sia pronto, propongo un piccolo trucco per prevenire le infezioni, come l'assunzione dell'integratore a base di papaya fermentata. Funziona» assicura lo scienziato «anch'io prendo quell'integratore».
Sono rimasto di sale… una simile marchetta non me la sarei proprio potuta immaginare.
Io capisco che tu sia convinto delle proprietà antiossidanti del tuo prodotto, e va bene.
Ma quando ti metti a promuoverlo come profilassi contro un’infezione virale vuol dire che la convinzione e la buona fede c’entrano come i cavoli a merenda… che tristezza! http://www.immun-age.com/rassegna_stampa/corsera2708.pdf
venerdì 4 settembre 2009
Un articolo di Brennan e Siliciano: quanti sono i reservoir?
Negli scorsi giorni, sul forum, Leon ha proposto un articolo di Brennan et al. (Siliciano lo si cita solo perché è famoso, ma credo abbia contribuito veramente poco…) sulla determinazione dei reservoir dell’HIV.
L’articolo era veramente monumentale (11 pagine), sicché ci ho messo un bel po’ a tradurlo. grazie alla collaborazione di due colleghi di forum (Dora&Gexgex), la traduzione è stata messa in buon italiano e sono stati aggiunti un po’ di commenti utilissimi (non a me, che tanto non ci capirò nulla lo stesso).
Per farla breve: cosa dice l’articolone? Ecco un riassunto stringatissimo:
Il successo nel trattamento antiretrovirale ad alta attività (HAART) dell’HIV riduce il virus libero nel sangue a livelli non determinabili dai più sensibili test clinici. Nondimeno, l’HIV persiste come pro virus latente, all’interno dei CD4 memoria quiescenti e forse in altri tipi di cellule.
La prima affermazione degli autori è che i pro virus presenti nelle cellule CD4 circolanti attivate e quiescenti appartengono a una popolazione mista, ossia che i pro virus dei CD4 fanno parte della “stessa famiglia”. Purtroppo però, c’è una sorpresa: i dati dei test condotti sulla struttura genetica dei vari campioni suggeriscono che la viremia residua (il virus libero nel sangue) includa una o più popolazioni virali geneticamente distinte dai pro virus nelle cellule CD4 quiescenti.
Questo studio, come altri che l’hanno preceduto, ha alcuni problemi: innanzitutto i campioni di virus sono ottenuti in tempi diversi, il che non esclude che il virus stesso “ci inganni” con le sue mutazioni, inoltre questi campioni, complice l’efficacia della HAART, sono veramente ridotti, e quindi (per parlare da salumieri) danno troppo poco materiale su cui lavorare, e il rischio di errori è amplificato (un errore su cento è l’1%, un errore su uno è il 100%).
C’era solo un paziente (il “paziente 154”) per il quale la qualità e quantità di campioni era tale da consentire un’analisi “affidabile”, ossia aveva una buona quantità di virus attivo (cioè senza errori) per poterlo confrontare con il virus della viremia residua. E l’analisi ha mostrato che in questo paziente, il virus plasmatico era significativamente differente dal pro virus derivato dai CD4 sia attivati sia quiescenti.
Lo studio di questo paziente cioè indicherebbe che ci sono due popolazioni distinte di virus. Che la maggior parte del virus plasmatico possa essere derivato da alcune fonti cellulari ancora non identificate ha diverse importanti implicazioni cliniche rispetto alla gestione della HAART, al fallimento terapeutico, alla moltiplicazione della viremia associata all’interruzione del trattamento ed alle strategie tese all’eradicazione.
Numerosi laboratori stanno attivamente seguendo diverse strategie di eradicazione, la maggior parte delle quali comprende alcune attività di bersaglio e ripulitura dei reservoir latenti nei CD4 memoria quiescenti. Se la maggior parte della viremia residua nei pazienti trattati con la HAART provenisse da altri reservoir o compartimenti, come qui suggerito, allora, per essere efficaci, le strategie di eradicazione dovrebbero includere vie per bersagliare e ripulire anche questi altri reservoir.
La traduzione dell’articolo integrale è su Google Documenti: da cui si può anche scaricare il PDF.
Invece sul forum ci sono i commenti.
L’articolo era veramente monumentale (11 pagine), sicché ci ho messo un bel po’ a tradurlo. grazie alla collaborazione di due colleghi di forum (Dora&Gexgex), la traduzione è stata messa in buon italiano e sono stati aggiunti un po’ di commenti utilissimi (non a me, che tanto non ci capirò nulla lo stesso).
Per farla breve: cosa dice l’articolone? Ecco un riassunto stringatissimo:
Il successo nel trattamento antiretrovirale ad alta attività (HAART) dell’HIV riduce il virus libero nel sangue a livelli non determinabili dai più sensibili test clinici. Nondimeno, l’HIV persiste come pro virus latente, all’interno dei CD4 memoria quiescenti e forse in altri tipi di cellule.
La prima affermazione degli autori è che i pro virus presenti nelle cellule CD4 circolanti attivate e quiescenti appartengono a una popolazione mista, ossia che i pro virus dei CD4 fanno parte della “stessa famiglia”. Purtroppo però, c’è una sorpresa: i dati dei test condotti sulla struttura genetica dei vari campioni suggeriscono che la viremia residua (il virus libero nel sangue) includa una o più popolazioni virali geneticamente distinte dai pro virus nelle cellule CD4 quiescenti.
Questo studio, come altri che l’hanno preceduto, ha alcuni problemi: innanzitutto i campioni di virus sono ottenuti in tempi diversi, il che non esclude che il virus stesso “ci inganni” con le sue mutazioni, inoltre questi campioni, complice l’efficacia della HAART, sono veramente ridotti, e quindi (per parlare da salumieri) danno troppo poco materiale su cui lavorare, e il rischio di errori è amplificato (un errore su cento è l’1%, un errore su uno è il 100%).
C’era solo un paziente (il “paziente 154”) per il quale la qualità e quantità di campioni era tale da consentire un’analisi “affidabile”, ossia aveva una buona quantità di virus attivo (cioè senza errori) per poterlo confrontare con il virus della viremia residua. E l’analisi ha mostrato che in questo paziente, il virus plasmatico era significativamente differente dal pro virus derivato dai CD4 sia attivati sia quiescenti.
Lo studio di questo paziente cioè indicherebbe che ci sono due popolazioni distinte di virus. Che la maggior parte del virus plasmatico possa essere derivato da alcune fonti cellulari ancora non identificate ha diverse importanti implicazioni cliniche rispetto alla gestione della HAART, al fallimento terapeutico, alla moltiplicazione della viremia associata all’interruzione del trattamento ed alle strategie tese all’eradicazione.
Numerosi laboratori stanno attivamente seguendo diverse strategie di eradicazione, la maggior parte delle quali comprende alcune attività di bersaglio e ripulitura dei reservoir latenti nei CD4 memoria quiescenti. Se la maggior parte della viremia residua nei pazienti trattati con la HAART provenisse da altri reservoir o compartimenti, come qui suggerito, allora, per essere efficaci, le strategie di eradicazione dovrebbero includere vie per bersagliare e ripulire anche questi altri reservoir.
La traduzione dell’articolo integrale è su Google Documenti: da cui si può anche scaricare il PDF.
Invece sul forum ci sono i commenti.
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